Dr. Jekyll & Mr. Hyde

Jekyll & Hyde è uno studio di graphic design e comunicazione visiva fondato a Milano dal 1996 da Marco Molteni e Margherita Monguzzi. Molti dei progetti realizzati in questi anni hanno ottenuto premi e pubblicazioni, tra cui nel 2007 l’esposizione a The New Italian Design – Il paesaggio mobile del nuovo design italiano alla Triennale di Milano, nel 2008 il premio The Icograda Excellence Award alla 23rd international Biennale of Graphic Design Brno, nel 2010 un bronzo dell’Art Directors Club Italiano nella categoria below the line.

Come nasce jekyll & hyde?
Dopo percorsi formativi e professionali diversi ci siamo incontrati lavorando come freelance in alcune agenzie e abbiamo scoperto di avere in comune il modo di intendere questo mestiere. Entrambi volevamo realizzare progetti che non rinunciassero ad essere alti, magari capaci di sperimentare nuovi linguaggi grafici, e che sapessero farsi partecipi degli obiettivi immediati dei clienti.

Come viene affrontata una giornata in studio da voi?
Se non ci sono scadenze nel giorno stesso, con una certa tranquillità, iniziamo navigando su vari blog di arte, design, moda, e commentiamo insieme quello che troviamo più interessante. Il nostro è piccolo studio e ci piace avere un approccio “orizzontale” dove tutti quelli coinvolti in un progetto lavorano sia sulla parte creativa sia su quella operativa, ci capita di scambiarci i file e lavorare a più mani sulle stesse cose, cercando sempre di migliorare i progetti o di guardarli da un altro punto di vista per trovare nuove soluzioni.

La minuziosa cura del dettaglio per ottenere un prodotto complesso e armonico sembra essere la vostra parola chiave.
Si, spesso siamo ossessionati dai particolari e questo modo di lavorare è “particolarmente” faticoso. Il nostro desiderio è che ogni singolo elemento oltre che essere in relazione formale con gli altri, sia in funzione del messaggio da comunicare, del concetto che è alla base del progetto. Ci diverte anche molto giocare con il processo nella definizione del risultato finale e dei singoli dettagli. Insomma in quello che facciamo molto poco è lasciato al semplice gusto personale.

La personalità di un designer si manifesta quando riesce a utilizzare nuovi linguaggi per comunicare dei concetti già discussi. Parlateci della vostra ricerca a riguardo.
Fin dagli inizi abbiamo deciso di non avere uno stile visivo, ma di adattare il nostro linguaggio alle esigenze dei clienti. Facciamo molta fatica a fare due volte la stessa cosa, ci piace cambiare, trovare soluzioni che siano distintive per il cliente con cui abbiamo a che fare in quel momento.
In questa nostra voglia di provare, cambiare, sperimentare siamo stati facilitati dall’estrema varietà dei nostri clienti che vanno dalla musica all’arte contemporanea, dalla tecnologia alla moda.
Siamo convinti che questo è un mestiere che si impara facendolo, ci siamo quindi creati anche un occasione in più per crescere professionalmente, uno spazio di sperimentazione che si chiama see nothing, dedicato alla produzione di materiale autopromozionale. See nothing è un’indagine su tutto quello che riguarda la non visibilità, il ribaltamento tra figura e sfondo, la decostruzione e la disattesa dei cliché visivi, l’utilizzo insolito dei codici socialmente condivisi, praticamente è una ricerca sul contrario di quello che siamo chiamati a fare abitualmente e quindi ci ha naturalmente costretto a cercare nuove soluzioni e nuovi linguaggi.

Raccontateci i vostri punti di vista sul mestiere del graphic design in Italia.
Si rischia di cadere nei luoghi comuni rispondendo a questa domanda. Il difetto principale dell’Italia è che spesso le nostre competenze come progettisti grafici non sono così (ri)conosciute, il risultato è che siamo tutti circondati quotidianamente da una grafica piuttosto avvilente. I clienti fanno ancora fatica a riconoscere la qualità e i vantaggi che ne possono trarre.

Non avete mai pensato di trasferirvi in un paese con una cultura visiva differente da quella italiana?
ui dont spic englisc però parliamo bene l’etrusco. L’estero e in special modo paesi come l’olanda o la svizzera ci piace immaginarli come luoghi delle belle meraviglie per la nostra professione. In questi anni abbiamo avuto esperienze di lavori con clienti stranieri e l’esperienza è stata positiva (nonostante le premesse linguistiche).

Quali sono i vostri interessi al di fuori dell’ambito lavorativo?
Di base per fare questa professione bisogna essere molto curiosi e fare molte esperienze diverse, cercando sempre di imparare cose nuove. Le nostre diverse storie e personalità ci hanno portato ad avere interessi che vanno dai videogiochi all’arte dei bonsai, dai viaggi alla panificazione, dalla lettura al windsurf. Ultimamente ci siamo organizzati in modo da poter dedicare insieme alcuni momenti lavorativi alla visita di mostre d’arte contemporanea.

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3 commenti on “Dr. Jekyll & Mr. Hyde”

  1. […] volentieri una bella intervista ai nostri grafici di fiducia, quei Jekyll & Hyde responsabili da tempo dell’immagine di […]

  2. Sorana ha detto:

    Ottimi! nella qualità, nello scopo e nel modo di lavorare! 😀

  3. Gaetano Ruocco ha detto:

    Complimenti, mi piace molto l’approccio al lavoro nel quale mi riconosco. La vostra risposta sull’essere graphic design in Italia poi sembra uscita pari pari dalle mie labbra! Però per fare il superiore aggiungo che nel sud Italia è ancora più difficile in quanto a (ri)conoscenze : )
    Comunque, avete tutta la mia benevola invidia per il solo fatto di annoverare gli Elii fra i vostri clienti. Ciao! : )

    Gaetano


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