Officina tipografica 9 pt. Nata da una sbronza digitale.

Com’è strutturata Officina Tipografica 9 punti?

Ot9pt è un’associazione culturale che conta attualmente più di 100 soci. Fondata nel 2010 da dieci amici, compagni di università e/o di corsi tipografici, Ot9pt è organizzata in maniera molto, ma molto, elastica e assolutamente democratica. Questo ci fa concentrare sui processi, dal progetto all’esecuzione materiale, dall’idea all’inchiostrazione, dalla sclerata di gruppo alla prima prova di stampa, dagli schizzi a matita fino alla pulizia delle macchine; certo perché una volta che hai stampato devi pulirle le macchine, mica basta spegnerle.

I nostri stampati sono caratterizzati dalla scarsa prevedibilità del risultato finale, connesso alle conoscenze frammentarie e all’anzianità dei materiali impiegati: perché se carta e inchiostro possono essere nuovi, le macchine da stampa come minimo hanno una quarantina d’anni. Ot9pt risiede all’interno di uno spazio di un centinaio di metri quadri, caldi d’estate e freddi d’inverno, che solo le accese sessioni di progettazione tipografica possono animare anche nelle condizioni più estreme.

Quando e come nasce la vostra passione per la tipografia?

Ot9pt nasce anche a causa della sbronza digitale: siamo designer, art director, grafici che di rado vedono l’avviamento della stampa dei propri progetti, che sempre più spesso inviano archivi digitali e perdono completamente il contatto materiale con la loro idea, che rimane fatta di pixel e codici vettoriali che riproducono immagini, dati. Oggetti immateriali che, impalpabili, saturano le nostre giornate. Abituati alla liquefazione del nostro operato, già a cavallo tra l’università e i primi anni di lavoro abbiamo conosciuto la tipografia artigianale grazie al corso in Design Tipografico di Lucio Passerini e James Clough presso il CFP Bauer. Senza dimenticare l’esperienza fatta alla Tipoteca di Cornuda, letteralmente illuminante per alcuni di noi.

Quest’esperienze, basate sul lavoro in gruppo e soprattutto sul contatto materiale, umano e così malinconicamente artigianale con macchine, inchiostri, caratteri, carta e strumenti di varie nature abbiamo capito che forse quello che volevamo era diventare attori di quello che oggi si potrebbe definire un “movimento tipografico”, dare il nostro contributo e… divertirci.

La vostra attività sembra essere più vicina ad un laboratorio di artigianato che ad uno studio di comunicazione, per come quest’ultimo potrebbe essere inteso attualmente.

Ot9pt non può essere considerato uno studio di comunicazione, soprattutto secondo un accezione contemporanea. Abbiamo dato vita ad un’associazione culturale senza scopo di lucro per mantenere viva la tipografia artigianale e diffonderne la pratica e la teoria senza rinunciare ad un approccio collettivo. Di fatto la stampa tipografica è la madre di tutto quello che oggi è chiamato “graphic design” e questo campo non è altro che un territorio di sperimentazione, non solo visuale ma anche organizzativo e professionale. Rappresentiamo una ricerca anche in questo senso: per statuto non possiamo avere veri e propri clienti, che dettino tempistiche o impongano stretti vincoli progettuali. Piuttosto, chi collabora con noi, diviene parte attiva del progetto, nonchè socio dell’associazione, ovviamente.

A cosa va in contro uno studio come il vostro che basa il suo lavoro su delle tecniche di progettazione prettamente analogiche? 

La vera sfida, in ogni fase del progetto, dalla progettazione alla realizzazione, è misurarsi con carta, inchiostri, piombo e legno: materiali vivi, con un peso e una consistenza, così diversi dai monitor che ogni giorno utilizziamo nei nostri “veri lavori”. Qualche volta proviamo a simulare digitalmente quello che faremo “davvero” per aiutarci a visualizzare il possibile risultato del progetto, ma sono solo momenti di controllo.

Quando, come spesso accade, siamo chiamati dalla nostra pratica professionale a controllare e gestire l’output fisico dei nostri progetti digitali, il rapporto con i materiali e le macchine è mediato da chi questi materiali e queste macchine le governa, come le tipografie o le cartiere. Ot9pt nasce anche per riconquistare anche questi momenti, quelli della realizzazione, e chiunque sia stato in una tipografia sa quanto ancora si possa intervenire su di un progetto, con il foglio già in macchina. Qui non esiste “mela+z”, si procede per composizione di forme e prove di stampa. I nostri “ferri del mestiere”, non sono a disposizione in un software. I caratteri e le macchine li abbiamo scovati e recuperati da vecchie tipografie, con un’operazione che richiede tempo, impegno e determinazione.

In Italia esistono poche realtà con la passione di portare avanti un progetto come il vostro. È il mercato che scoraggia richiedendo prodotti sempre più omologati, o la comodità di progettare senza sporcarsi le mani? 

Da un lato il mercato italiano è riluttante a prendere in considerazioni produzioni più artigianali che, per la loro specificità, hanno costi maggiori. Dall’altro, a causa del distacco tutto italiano fra il graphic design e la tipografia, i designer stessi sono poco consapevoli della sua importanza. Grazie alla rete però, oggi si sono moltiplicate le possibilità per chi decide di occuparsi di nicchie specifiche, dove ad esempio l l’imprecisione e la matericità della stampa rappresentano un valore aggiunto, poiché conferiscono ad ogni stampato caratteristiche di artigianalità e unicità, oltre ovviamente ad un’estetica estremamente connotata.

È presto per dire se riusciremo a fare di Ot9pt un vero e proprio lavoro ma qualcosa si muove e, come confermano i nostri soci, l’interesse a sporcarsi le mani esiste… cazzo se esiste!

Oggi, molte accademie di graphic design non ritengono fondamentale l’approccio analogico alla tipografia, più in generale alla composizione. Molti giovani si avvicinano a queste tecniche per curiosità, restandone affascinati, consapevoli del valore che queste donano al progetto. Come giudicate voi quest’impostazione delle accademie, sempre meno analogica e sempre più digitale?

L’abbandono della tipografia tradizionale da parte dell’ambito accademico è una questione spinosa. Si tratta di una scelta un po’ miope dal momento che le tecniche di stampa tradizionali rappresentano un ottimo punto di partenza per la comprensione delle regole del disegno grafico. La dimostrazione è data dal sempre maggior interesse dimostrato dagli studenti nei confronti dei caratteri mobili. Sembra che, adesso, le cose comincino a cambiare. Ad esempio, siamo riusciti già a collaborare con l’università di Bolzano e l’Accademia di Brera: organizzando vere e proprie lezioni tipografiche unite alla sperimentazione pratica. È anche grazie a queste esperienze offerte da Ot9pt e altre realtà simili nello scenario italiano che la tipografia artigianale sta tornando a suscitare interesse nel campo del progetto grafico.

Quali sono i prossimi progetti in cantiere?

I progetti sono molti e vari. Per il salone del mobile stiamo ad esempio organizzando una riunione di tipografi da mezza europa che, per quattro giorni, ospitati dagli spazi dell’Archivio Sacchi di Sesto San Giovanni, stamperanno insieme i materiali per una mostra che inaugurerà subito dopo. Più o meno nello stesso periodo inoltre, ripartirà la nostra offerta di workshop e seminari, nonchè di piacevoli feste. Poi concorsi, una mostra al Bar della Fnac di Milano (sì, una mostra!), piccole collaborazioni con altre associazioni culturali e istituzioni interessate alla qualità della stampa tipografica. Per farvi un quadro preciso, visitate il nostro sito, novepunti.org : nonostante la passione per l’analogico, ne abbiamo uno anche noi.


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