Think Work Observe

Come nasce il progetto Think Work Observe?

Alberto ⁄ Piero. È nato un po’ per caso, tre anni fa, da un lavoro fatto in coppia. Eravamo colleghi di uno studio piuttosto importante, di Udine, che lavora soprattutto nel campo dell’immagine coordinata di aziende di design di alto livello, molto specializzato nei cataloghi e nella letteratura aziendale. Uno dei titolari mi chiese di lavorare sul catalogo del suo progetto di arredi che avrebbe presentato al Salone del Mobile di quell’anno. Io non avevo ancora molta esperienza, e chiesi a Piero, nel frattempo diventato ex—collega, di aiutarmi. La cosa funzionò oltre le nostre aspettative, e ci chiedemmo perché non ripetere l’esperienza, alla prima occasione. Dopo aver iniziato a condividere altri progetti, decidemmo che la strada era quella, e che ci voleva un nome che rappresentasse il nostro approccio che era nato da una visione comune e da un metodo di lavoro. Ci interessava proprio che al centro del progetto ci fosse questo aspetto personale, e non la parola “design”, o “studio”. Ci piace pensare che questo indirizzi anche il tipo di cliente che si rivolge a noi. L’acronimo poi descrive il modo in cui noi interpretiamo il processo: la parte di pensiero e giudizio occupa due terzi, il “lavoro” un terzo.

Parlateci un po’ di come è strutturato il vostro studio.

a ⁄ p. Il progetto T W O è giovane, e la base di tutto è proprio la condivisione al 50%. Per questo anche se lavoriamo indipendentemente, di solito la fase di ricerca e di progetto iniziale è uno scambio e dalle nostre discussioni nasce la strada che seguiremo. Poi le cose sono appunto equamente divise, e siamo intercambiabili nel seguire un lavoro piuttosto che un altro. Mettiamo insieme le nostre caratteristiche, cerchiamo di utilizzare le capacità in modo da valorizzarle, e ci fidiamo ciecamente. Non solo per il nome (scherzo, ovviamente), ma al momento non collaboriamo con altri grafici che non siano già indipendenti e con una loro identità definita, quindi niente tirocini o esecutivisti: quello che ci interessa è collaborare allo stesso livello, senza gerarchie, fondendo capacità diverse, con fotografi, musicisti, e così via.

Dai vostri lavori emerge una chiara passione per la progettazione tipografica. Quali sono le esigenze e i processi che vi spingono verso la personalizzazione di un carattere tipografico?

a. Entrambi abbiamo fatto esperienza di disegno di font in passato, per puro interesse personale, come succede a molti grafici. Ci abbiamo lavorato molto, facendo molti esperimenti, prima di arrivare ad avere una padronanza che ci permettesse di disegnare un carattere che considerassimo utilizzabile in un lavoro. Anche senza aver avuto un percorso definito al riguardo, per entrambi spesso l’approccio ad un lavoro parte proprio dal carattere che utilizzeremo. In realtà, io credo che lavorare sul disegno di una singola lettera, e poi vedere come le relazioni formali al suo interno sono influenzate dal contesto nel momento in cui si accostano le altre a formare le parole, le righe e poi le colonne, è un esercizio fondamentale di percezione, al di là del nostro interesse per il carattere stesso. Infine, il carattere per me, determina il tono di voce di quello che progetto. E lo considero un’oggetto tanto quanto tutto il resto, mentre spesso viene subordinato ad altre scelte.

p. Inizialmente è nata come una semplice passione, non c’era un obiettivo definito. Con il tempo, invece, è diventata una parte importante del nostro lavoro e ci sta portando ad avere molti contatti internazionali. Lo scorso dicembre abbiamo partecipato al primo “Font Market” a Zurigo, dove abbiamo potuto esporre le nostre font assieme a fonderie e grafici già affermati come Emmanuel Rey, Colophon Foundry, Grilli Type e molti altri. Questa occasione ci ha dato la possibilità di confrontarci con il panorama europeo della tipografia e la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta. Credo che al giorno d’oggi sia fondamentale avere delle competenze di type design, poter offrire soluzioni “custom” sulla tipografia è una ricchezza che permette di connotare maggiormente il proprio stile.

Percepisco una forte vicinanza al rigore e all’eleganza formale svizzera sia nella tipografia che nel trattamento delle immagini.

a. Ci piace considerarci apolidi. La Svizzera, quindi, sarebbe un buon posto per esserlo. Seriamente, a noi piace molto come gli svizzeri costituiscano contemporaneamente rottura e tradizione, come loro anticipino un modo di lavorare, non si riferiscano a dogmi, li creino e li distruggano. Non è comunque un riferimento obbligato.

p. La Svizzera è uno di quei panorami che “osserviamo” con più interesse, ma non è il solo.

Ritenete l’Italia un terreno dove poter esprimere a pieno il vostro pensiero?

a. In qualche modo, non che questo incida più di tanto, ma no. Non vogliamo snobbare niente nè della tradizione (è piuttosto uno dei nostri riferimenti) nè di quello che si fa in Italia, ma troviamo che ci siano alcune resistenze importanti al nostro modo di intendere il mestiere.

p. Ci piace cercare di progettare sempre meglio, credo sia un pensiero abbastanza senza confini. Non vogliamo fare gli esterofili a tutti i costi, ma certamente le ispirazioni migliori ci arrivano dall’estero.

Parlateci di un vostro progetto.

a. ⁄ p. Il progetto più interessante in questo momento è sicuramente Shoppinghour Magazine, una rivista di filosofia e arte che viene pubblicata a Londra. Tempo fa due ex studenti del Goldsmith College ci chiesero di curare l’art direction della loro rivista. Inizialmente, più che di una rivista, si trattava di una fanzine universitaria e con il nostro intervento abbiamo cercato di trasformarla in un vero e proprio magazine che potesse confrontarsi anche al di fuori del campo universitario. Dopo un paio di numeri di transizione, l’anno scorso è uscito il primo numero realmente progettato come una rivista, e piano piano Shoppinghour ha iniziato ad affacciarsi in un panorama più ampio. Con l’ultimo numero sono arrivate le prime conferme, SH 8 ha partecipato a Millenium Magazine, mostra sulle riviste d’arte al MoMa di New York, alla U-Cafè exhibition, mostra itinerante di riviste a Singapore curata da Underscore Magazine, ed ha incominciato ad essere distribuita nelle migliori librerie europee, come Tate Bookshop di Londra, Colette a Parigi, Do you read me e Motto a Berlino, e molte altre.

Cosa pensate dell’impiego di materiali eco-compatibili?

a. ⁄ p. Abitualmente cerchiamo di convincere il cliente ad un approccio sensibile al discorso materiali, soprattutto con le carte, dove proponiamo quasi sempre carte naturali o riciclate. Evitiamo sempre la plastificazione, che significa creare rifiuti non riciclabili, così come facciamo sempre un discorso di ottimizzazione dei formati, per non avere sprechi di carta. Sicuramente il problema comune è quello del discorso economico, far capire al cliente che la scelta di un materiale anche più costoso è comunque un valore aggiunto, non è sempre semplice, ma generalmente dà buoni frutti e viene riconosciuto. Per quanto riguarda gli inchiostri stiamo sempre più scegliendo, per i piccoli stampati, la stampa Risograph con inchiostri a base vegetale.

Quali consigli date ai giovani che vorrebbero intraprendere un percorso come il vostro?

a. Innanzitutto direi che essendo più che giovani, accettiamo consigli piuttosto che darne. A parte gli scherzi, direi di mettere da parte i dogmi. E mettere sempre in discussione quello che sanno o credono di aver imparato. Di imparare a dire di no. Di avere consapevolezza di sé, e valutare con onestà il proprio lavoro. Di condividere.

p. Cercate sempre il confronto, non abbattevi quando ricevete critiche e non esaltatevi per i complimenti, non sottovalutatevi/sopravvalutatevi mai. Fatevi influenzare dai più bravi, ma sappiateli riconoscere!

a. Esatto, scegliete i vostri maestri. Siete voi che decidete chi sono, ci vuole talento anche in questo.

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2 commenti on “Think Work Observe”

  1. […] W O has been interviewed by the italian graphic design blog → GraficaItaliana. ← Prev […]

  2. […] T W O has been nicely interviewed by the italian graphic design blog → GraficaItaliana. […]


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