Frush

Le Frush sono due: Giuditta e Claudia. Una milanese, una romana, si sono incontrate a metà strada, a Firenze nel gennaio 2009. Il nome ha una natura bilingue italiana-inglese: è un’onomatopea inventata che richiama il fruscío della carta e un termine gergale inglese che significa “rompere in mille pezzi”. Queste due accezioni ben rappresentano la filosofia dello studio: dalla carta, elemento che rappresenta la tradizione e punto da cui scaturisce ogni progetto, alla rottura degli schemi precostituiti del progettare, arrivando alla sostenibilità nel design.

Come nasce la vostra imprescindibile attenzione verso la sostenibilità del design?

Il punto nodale per noi è stato l’incontro con Sophie Thomas dello studio londinese Thomas.Matthews. Dopo aver letto un’illuminante intervista e aver assistito al suo  intervento “Designing towards elegant frugality” durante la Conferenza Internazionale Multiverso (Torino 2008 World Design Capital), abbiamo sentito il desiderio di fondare uno studio di comunicazione improntato alla sostenibilità, approccio che per noi costituisce l’anello di congiunzione tra la dimensione privata e quella professionale. La sostenibilità in primis è uno stile di vita e non può prescindere dall’adozione di comportamenti quotidiani. Nel nostro lavoro e più che mai in Italia, la sfida è far comprendere ai clienti l’impatto ambientale legato all’attività del comunicare. Nonostante l’attenzione e la sensibilità crescente verso queste tematiche, per molti rimane un concetto sfuggente o ritenuto marginale. Se si esamina, ad esempio, il settore della stampa si intuisce come l’impiego di risorse, di energia e gli sprechi connessi siano assai elevati.

Solitamente il progettista è tra il cliente e lo stampatore, cioè tra incudine e martello…

Il designer è l’interfaccia tra cliente, fornitore e utente. Si trova quindi in una posizione di forte responsabilità: tramite le scelte che compie ha la possibilità di sensibilizzare le persone con cui entra in contatto e, attraverso i propri progetti, di influenzare e modificare la realtà che lo circonda. Mettere in atto una comunicazione pensata e veicolata in modo sostenibile richiede maggiore sforzo in fase di ideazione e di ricerca, ma non incide negativamente sui costi. A nostro giudizio è importante coinvolgere attivamente clienti e fornitori durante la progettazione. Questa attività porta spesso a soluzioni che si possono discostare sensibilmente dalle esigenze manifestate in prima istanza. Cerchiamo di sfruttare ciascun strumento comunicativo per la peculiarità che offre. Concretamente tendiamo ad “asciugare il segno”, all’essenzialità, all’ironia e alla sobrietà, a contaminare le tecniche, lavorando su elementi adattabili, multifunzionali e durevoli.

Parliamo del  diario delle celebrazioni dei 150 del comune di Firenze.

Si tratta di una pubblicazione che documenta le celebrazioni per il 150° Anniversario dell’unità d’Italia nel Comune di Firenze. Essere chiamati a lavorare per ente pubblico è allo stesso tempo gratificante, interessante e faticoso. I vincoli principali sono stati l’eterogenità del materiale fotografico fornito e dai limiti del budget di stampa. La nostra proposta è stata quella di creare un libretto tascabile, scegliendo un formato che ottimizzasse l’uso del foglio macchina riducendo al massimo gli sfridi di carta. Inoltre abbiamo optato per l’uso di due colori, giocando tutto su tipografia e contrasto cromatico. La carta è certificata FSC (ovvero proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile).

Voi fate un vanto (e a ragione) di impiegare materiali ecosostenibili. Cosa pensate dell’educazione dei giovani progettisti in merito? 

Entrambe affianchiamo alla professione l’insegnamento. Siamo docenti del Corso di Comunicazione visiva e grafica presso la Scuola Internazionale di Comics, Accademia delle Arti figurative e digitali. Il confronto con le nuove generazioni è un aspetto molto stimolante, che sprona verso l’aggiornamento continuo. Attraverso l’insegnamento cerchiamo di trasmettere i valori e la filosofia alla quali ci ispiriamo. Ci piacerebbe in futuro attivare un corso o un seminario specifico sul life cyle design nel quale insegnare a valutare già in fase di concept l’intero ciclo di vita di un progetto e che abbia per obiettivi: la qualità, la durevolezza, il riciclo e (non ultimo) il riuso!

La formazione in Italia è…?

Di certo gli aspetti tecnici durante il corso degli studi vengono appena introdotti e molto spesso si approfondiscono solo una volta entrati nel mondo del lavoro: visitare cartiere, tipografie e legatorie sarebbe ad esempio una pratica auspicabile che renderebbe gli studenti consapevoli dei mezzi con cui si opera, delle problematiche connesse agli aspetti  realizzativi e ai materiali che sono, a nostro avviso, di primaria importanza. Noi da non molto ci siamo accostate al mondo della tipografia artigianale. È un ambito che troviamo estremamente affascinante. Alfabeti di legno e metallo, torchi, tirabozze, carte a base di cotone, inchiostri, processi di stampa che ormai il mercato considera obsoleti danno possibilità espressive uniche che il computer non è in grado offrire.

 

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