Intervista alle Rane con Francesco Muzzi

1. Cosa significa per te essere un graphic designer in Italia?
Cosa significhi adesso non lo so. Anni fa ha significato poter iniziare a collaborare, con un portfolio piuttosto esiguo e di soli lavori personali, con riviste come Wired Italia prima e IL poi. Collaborazioni che ne hanno portate di nuove, anche all’estero.
Se fossi stato in America, forse non sarei stato preso in considerazione da certe riviste con quel poco che avevo a quel tempo…
2. Raccontaci di te attraverso i tuoi progetti.
Durante il redesign di IL mi è stato affidato, sotto l’art direction di Francesco Franchi, il progetto di una nuova sezione culturale: RANE. Secondo le intenzioni dell’allora direttore Walter Mariotti, questa sezione avrebbe dovuto essere una sorta di corpo estraneo rispetto al resto della rivista e avrebbe dovuto proporre la cultura in modo diverso dal solito: questa doveva essere infatti vista non solo come contenuto, ma come strumento di pensiero, in grado di affrontare potenzialmente qualsiasi tema, dall’arte alla scienza alla scienza nell’arte. La grafica doveva riflettere questa visione, mettendone in luce il lato provocatorio e di sfida.
Uno dei principali riferimenti durante la progettazione sono state dunque riviste futuriste quale Lacerba, la cui influenza può essere ancora vista nella testata, disegnata appositamente da Christian Schwartz, e dalla grafica del primo numero ancora tutto incentrato sulla tipografia. Per evitare di rimanere intrappolati in una sorta di forzato revival, a partire dal secondo numero sono state portate alcune modifiche: è stato aggiunto un colore oltre al nero, cambiato il colore delle pagine e soprattutto introdotto un uso più intensivo di infografiche e illustrazioni per accompagnare e integrare i testi. Al contrario di quanto avviene di solito, si è sempre cercato di utilizzare l’illustrazione non tanto come un modo per abbellire le pagine ma piuttosto come un supporto visivo per ulteriori contenuti e informazioni. Un approccio che avevamo già iniziato a usare prima del redesign, nel modulo “Istruzioni per l’uso”.
3.Raccontaci dell’uso del colore nel tuo lavoro? Ho notato la prevalenza del nero, è puramente stilistica o nasce dall’esigenza del cliente?
Amo sempre e da sempre usare il nero nei miei lavori: non ha età, non attira l’attenzione, mette in risalto la bellezza delle forme.
Dati i riferimenti e la particolare natura di RANE poi, sembrava appropriato in questo caso averlo come tono dominante.
4.Cosa ne pensi del panorama attuale, ma anche di quello futuro, della grafica italiana?
Penso che in Italia al momento non manchino assolutamente i talenti, purtroppo sono poche le realtà in cui si riesca a capire la loro reale importanza all’interno di un progetto. Non è un problema solo italiano e non sono in grado di dire se le cose cambieranno, ma credo che il futuro dipenda anche  dalla nostra capacità di imporci su certi aspetti fondamentali delle dinamiche cliente/grafico, cercando di creare le condizioni (non solo economiche, ma anche e soprattutto di spazio d’azione) adatte a fare un lavoro davvero buono.
Rane è stato nominato agli D&AD awards 2012 come Magazine Section
ed è finalista agli SPD Awards 47.

http://www.flickr.com/photos/mootsie/

 

 

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One Comment on “Intervista alle Rane con Francesco Muzzi”

  1. […] a New York, sempre nella categoria migliore sezione. Riconoscimenti al lavoro di Francesco Muzzi (qui una sua intervista a proposito di Rane), Micaela Bonetti e dell’art director Francesco […]


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