Paolo Palma: artista sui generis

Paolo Palma è un noto graphic designer italiano. Dal 2011 è docente di progettazione grafica all’ISIA di Urbino, presso la quale si è diplomato. Dopo una collaborazione di due anni con lo studio Dolcini Associati di Pesaro, nel 1999 è entrato a far parte di Fabrica. Dal 2006 è socio co-fondatore e art director di Heads Collective, con sede a Treviso. La sua formazione artistica (curata da grafici di fama internazionale quali, Massimo Dolcini e Leonardo Sonnoli) unita all’innata predisposizione alla disciplina grafica gli ha permesso di approdare ad esiti artistici notevoli per i quali la sua composita e variegata clientela ha mostrato sempre gradimento.

 

Come è cominciato e in quale modo si è sviluppato il tuo interesse per la grafica?

I primi interessi sono iniziati frequentando la Scuola d’Arte di Urbino. Seguendo il corso in arte pubblicitaria ho avuto la possibilità di confrontarmi con la disciplina, sviluppare progetti di sperimentazione e compiere attività di ricerca, e tutto questo ha alimentato la mia passione. Ho frequentato quindi l’Isia dove l’interesse per l’estetica si è affinata e la ricerca si è munita di punti di riferimento sempre più consapevoli, che hanno determinato l’inizio della mia professione. Professione iniziata con lo studio Dolcini Associati, la cui lezione sulla concezione dello spazio è stata per me fondamentale. Come fondamentale è stata l’esperienza all’interno di Fabrica (centro di ricerca della comunicazione del gruppo Benetton) che mi ha permesso di avvicinarmi e comprendere il lavoro di grandi nomi della grafica e del design internazionale. Sono arrivato quindi a fondare lo studio Heads collective dove quotidianamente cerco di mettere a frutto tutte le esperienze acquisite.

Quali sono stati i personaggi e gli incontri-chiave che hanno determinato la tua carriera lavorativa? E perché?

Mi limito a elencare alcune delle persone che hanno avuto un ruolo importante nella mia crescita professionale:

Alberto Bernini per il rigore.
Massimo Dolcini per la sensibilità.
Leonardo Sonnoli per il senso estetico.
Sergio Polano per i suoi multisfaccettati interessi.
Oliviero Toscani per l’approccio istintivo.
Wim Crouwel per il suo razionalismo.

Come pensi che le altre discipline percepiscano il tuo lavoro?

Spesso il mio lavoro viene valutato per la sua onestà e rigore, misto alla passione.

Quanto è stata determinante per la tua formazione artistica l’esperienza collaborativa con Massimo Dolcini e Wim Crouwel?

Fondamentale. Massimo Dolcini è stato uno dei rappresentanti più attivi della grafica sociale, di “pubblica utilità”. Massimo aveva una spiccata sensibilità abbinata a un raffinato gusto estetico generato da una costante ricerca e da una precisa attenzione alla forma della materia. Durante la stesura della mia tesi ho avuto diverse occasioni per incontrare Wim Crouwel ed avere con lui lunghe conversazioni sul passato e sul presente del graphic design. La successiva mia opera di collezionismo sui suoi lavori mi ha portato a considerarlo un punto di riferimento nella mia attività professionale.

Nel 2010 hai partecipato al Festival internationl de l’affiche et du graphisme du Chaumont per il quale sono stati selezionati tre dei tuoi manifesti. Raccontaci questa rilevante esperienza e in particolar modo il tuo approccio alla progettazione dei poster scelti.

La notizia della selezione e poi la visita al Festival di Chaumont nel giugno 2010, è stato un grande riconoscimento per me. Il Festival è uno dei più importanti eventi a livello internazionale dedicato al poster. Vi si espongono, ad ogni edizione, un centinaio di poster selezionati per le loro qualità estetiche. Tra i mie lavori sono stati scelti tre poster. “A Box of Dreams” presenta la II edizione del concorso creativo internazionale “A box of dreams”. Un collage di immagini dell’artista Nico Vascellari, a cui viene sovrapposta una tipografia che rielabora il carattere istituzionale in chiave fantastica, realizza una composizione che allude alle infinite possibilità creative dell’arte. “Four Wheels (poster H, poster E)” fanno parte della brochure “Four Wheels (and a spare one)” realizzata per Pirelli ed esposta alla Triennale nella mostra “Un viaggio, ma… Immaginario del Cinturato tra Storia e Futuro”. In particolare il poster “H” racconta, attraverso un linguaggio fotografico essenziale, lo sguardo emozionato ed inquieto del viaggiatore di fronte all’imprevedibile. Il poster “E”, grazie all’uso di un’immagine fotografica minimale, descrive la scomposizione analitica dell’assetto automobilistico e il suo movimento in una prospettiva diacronica.

Perchè, come affermi in una tua intervista, la progettazione di posterè una delle massime espressioni per un grafico?

Il poster per la sua funzione deve essere letto rapidamente e per questo rappresenta l’estrema sintesi di un concetto. Deve avere un grande impatto visivo. Alla luce di queste prime considerazioni, la realizzazione di un poster è sempre l’occasione per sperimentare ed ideare; è spesso l’elemento guida di un progetto quindi richiede una costante ricerca di un linguaggio originale che tenda all’innovazione. Forse per la sua storia rappresenta il supporto più legato alle capacità artistiche di un graphic design.

Hai dichiarato in una tua recente intervista di avere una passione incondizionata per la tipografia. Come hai scoperto e alimentato tale interesse? E come sei arrivato ad elaborare il progetto New Alphabet da te stesso ideato e realizzato?

La passione per la tipografia sperimentale si è alimentata durante la ricerca per la mia tesi sul New Alphabet, tema suggeritomi da Leonardo Sonnoli e approfondito con diversi viaggi in Olanda, con un’attenta attività di ricerca su testi e documenti originali degli anni ‘60/‘70 e interviste ai personaggi attivi all’epoca, oltre ad una continua osservazione del lavoro dei type designer che oggi affrontano la materia. La mia tesi che si è conclusa con la realizzazione del libro “New Alphabet. Wim Crouwel e la tipografia sperimentale”, una raccolta completa e dettagliata dello studio e del lavoro di ricerca tipografica di Wim Crouwel, il grafico olandese che ha sperimentato caratteri tipografici d’avanguardia capaci di rivoluzionare il concetto stesso di scrittura. Gli esperimenti di Crouwel lo hanno portato ad interrogarsi sull’influenza che la macchina ha sull’uomo e a decidere di sviluppare un alfabeto assolutamente rivoluzionario. Tutto questo mi ha spinto a sperimentare con le lettere nel tentativo di trovare forme originali e indagare nuovi aspetti della scrittura.

In quale situazione verte oggi la grafica in Italia? E cosa pensi a riguardo?

Visitando recentemente la mostra TDM5: Grafica Italiana, dove si ripercorre la storia della grafica italiana dagli inizi del secolo scorso ad oggi, è evidente il contributo che la professione di grafico ha apportato, attraverso una sperimentazione costante, all’evoluzione culturale e al benessere della nostra società. Reputo sia opportuno un riposizionamento del ruolo e del concetto di designer della comunicazione, in un presente fortemente caratterizzato da veloci processi di trasformazione in più settori. Mi sembra inoltre che oggi il rapporto tra sperimentazione e cultura sia entrata in crisi, basti pensare a quanto sia diventata complessa la relazione tra professionisti del settore le istituzioni pubbliche e il mondo privato, tale fenomeno degenera quando si parla di “fast-design”. È necessario ridare dignità al nostro lavoro e con spirito critico considerare che la progettazione grafica di qualità non è la semplice realizzazione di un segno. La qualità di un progetto non è valutabile solo dalla sua diffusione e dal suo impatto comunicazionale. Ricerchiamo la sostanza e non solo la forma.

 

www.paolopalma.com
www.headscollective.com

 

 

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