La Tigre!!!

Come nasce La Tigre?
In studio siamo in 3: Luisa, Margherita e Walter. Da poco si è aggiunta una bassottina di 5 mesi, Olivia. L’idea de La Tigre nasce nell’estate del 2009. All’epoca lavoravamo tutti in 2 studi milanesi abbastanza conosciuti da qualche anno ma avevamo davvero voglia di provare ad essere indipendenti e di metterci in gioco seriamente. In questo campo ciò che fa veramente la differenza è essere capi di sè stessi. Nonostante dobbiamo moltissimo agli studi che ci hanno formati professionalmente, Leftloft e Zetalab, la voglia di provare ad essere più “liberi” è stata troppo forte per non provare a rischiare; e a fare molta fatica. Le difficoltà ci sono, e non poche, soprattutto nella gestione di aspetti burocratici ed economici prima sconosciuti. La nostra formazione è abbastanza classica, facoltà del design al politecnico e ied.
Se penso a voi penso mappe, pittogrammi, infografiche
Ci piacciono molto anche altre tipologie di progetto oltre all’infografica e all’illustrazione come immagini coordinate e progetti strategici più complessi. La nostra fortuna è che siamo 3 persone molto diverse, siamo complementari. Ci occupiamo di progetti molto diversi fra loro per tipologia pur avendo un substrato comune.
Come nasce la collaborazione con il sole24 ore e come ragionate ogni volta che vi viene commissionato una nuova infografica?
La collaborazione con il sole24ore nasce dalla stima reciproca con Laura Cattaneo, giornalista progettista, con la quale abbiamo lavorato sia per il quotidiano che per La Vita Nova. Abbiamo inoltre iniziato a lavorare assiduamente con la redazione di IL e Francesco Franchi, l’art director, dopo il restyling di qualche mese fa. I lavori di infografica, come quelli di illustrazione, sono molto di “pancia”. Si parte ovviamente dal veicolare l’informazione ma ci piace molto farci suggestionare dagli argomenti da interpretare seguendo stimoli diversi. La seconda parte, last but not least, è quella delle rifiniture, un lavoro davvero certosino di precisione e di massima cura del dettaglio.
Lavorate molto con le mani? intendo bisturi, colori, spray e.. o siete completamente digitali?
Siamo quasi completamente digitali, ci aiutiamo con carta e matita quando si tratta di pensare e immaginare qualcosa, proprio nella prima fase del progetto. Lavorare con le mani non fa molto parte della nostra formazione professionale ma è, piuttosto, una pratica antistress per i momenti liberi.
Raccontatemi delle infografiche fatte per il New York Times
E’ un lavoro al quale siamo molto legati per diverse ragioni.
La prima è che questa collaborazione ha rappresentato per noi il passaggio dalla realizzazione di piccole illustrazioni per quotidiani e riviste (Il Sole 24 Ore, La Vita Nòva, IL, Interni Magazine) e per alcuni clienti (Paterlini, Carlotta Volpi, Pony Bar, Bastard) alla realizzazione di vere e proprie infografiche.
La seconda è che ci ha regalato tantissima visibilità a livello internazionale, permettendoci quindi di lavorare poi per diversi clienti senza che ci fosse una conoscenza diretta. Sostanzialmente, se non fosse arrivato il lavoro per il New York Times difficilmente avremmo fatto molti dei lavori che abbiamo fatto dopo e non avremmo forse avuto modo di sviluppare così tanto la nostra attività in questo ambito. Ci ha aperto quindi la strada alle collaborazioni con altri magazine come il tedesco Nido, M Magazine di Le Monde, Hemispheres Magazine – rivista di bordo della United Airlines -, Popular Mechanics e Wired Italia e con altri clienti come Emergency e agenzie per cui abbiamo realizzato infografiche per Microsoft, USPS – sistema postale americano, GDPocker, …
Entrando più nel dettaglio, il lavoro fatto in collaborazione con il Design Director Arem Duplessis e gli Art Director del New York Times Magazine per la rubrica “Acts of Mild Subversion” è stata la realizzazione delle infografiche di apertura per gli articoli: How to Beat the Salad Bar”, “A Better Way to Measure Twitter Influence”, “Wednesday Night is Right for Loving” e “How to Beat High Airfares”. L’intento redazionale di questa rubrica è quello di offrire, attraverso la raccolta e la lettura di dati statistici, al consumatore l’opportunità di trarne vantaggio nella sua vita quotidiana.
L’idea è che i dati vengano troppo spesso usati da tutte le realtà economiche con cui il consumatore ha a che fare (dalla compagnia telefonica al consulente finanziario) e – purtroppo – solo raramente nel suo interesse e che non vengano invece quasi mai dal consumatore stesso per farsi furbo e “reagire”.
L’articolo è breve, i dati sono centrali. Si è trattato quindi da un lato di interpretare al meglio, attraverso un’analisi del testo e dei dati, quali fossero le informazioni fondamentali da far emergere (è quasi sempre necessario definire delle gerarchie e delle priorità di rappresentazione), dall’altro di trovare un linguaggio grafico semplice, accessibile, morbido per definire con semplicità il tema dell’articolo e avvicinare il lettore. L’infografica diventa quindi un elemento di apertura dell’articolo, di introduzione, mantiene quindi la funzione primaria dell’illustrazione (quella di alleggerire il tono e di creare un punto di accesso ai contenuti che abbia di per sé una certa valenza estetica) e costutuisce contemporaneamente uno spazio di approfondimento dei contenuti, integrandoli con il livello analitivo “neutro” e “oggettivo” dei dati. Il lavoro è stato quindi la costruzione di equilibrio fra un’approccio di insieme che fosse “sintetico” e un approccio puntuale, analitico, meno visibile ma comunque molto rilevante.
Dopo la prima fase di analisi e debrief e la definizione degli obiettivi, si è iniziato a dare una forma visiva ai diversi livelli gerarchici delle informazioni, elaborando un linguaggio visivo in linea con il tono e gli intenti della rubrica che fosse in qualche modo distintivo e che tenesse conto del restyling del magazine in corso (realizzato da Matt Willey di Studio8 insieme al design director Arem Duplessis) Per ogni tema ci sono diverse metafore che possono essere utilizzate per “accogliere” e veicolare i dati, in alcuni casi abbiamo sottoposto al cliente diversi draft in modo che potessero scegliere, insieme al giornalista, la metafora più adatta. Il cliente è in qualche modo sempre parte del design team, la sua influenza (positiva o negativa che sia) sul progetto non è mai trascurabile. Questa forse è l’ennesima ragione per cui questo progetto è stato per noi davvero interessante, le persone con cui abbiamo lavorato – anche se ad enorme distanza – si sono rivelate davvero fantastiche.
Come scegliete una palette di colori per una mappa o per un’infografica?
Non esistono cromie di riferimento se non in casi particolari legati strettamente al contenuto come ad esempio l’infografica su twitter che abbiamo fatto per il nytimes. La scelta delle cromie si lega spesso al contenitore dell’innografia. Ciò significa che, nel momento in cui ci avviciniamo ad un progetto, non lo consideriamo come un artefatto a sè stante bensì come parte del contenitore (la rivista, il libro o la brochure etc) che lo conterrà; é quindi utile analizzare il contenitore per capire quali potrebbero essere le cromie di riferimento, ma non solo, anche il linguaggio grafico che meglio si adatta. In ultimo vince, come dicevamo anche prima, il senso estetico, il momento, oppure un riferimento particolare di un’immagine o qualcosa che ci ha colpiti.
Vista l’attualità del tema non possiamo non chiedere anche a voi …cosa pensate dell’identità di Vignelli per la città di Salerno? e del marchio per il ministero dell’interno di Inarea?
La cosa più deludente di tutte, al di là del logo in se e del costo (dettagli non da poco), è il fatto di aver saltato a piè pari il vincitore del bando ed essersi rivolti ad una super firma. Siamo un po’ scoraggiati dalle gare, dai bandi pubblici e dai risultati che vediamo in generale.
Per quanto riguarda il logo di Inarea…che dire…a volte siamo talmente bombardati da input visivi, soprattutto facendo questo lavoro. La nostra quotidianità è il continuo aggiornamento, vediamo una quantità tale di riferimenti e siamo soggetti ad una quantità di input così elevata che purtroppo, a volte, può succedere inavvertitamente di usare qualcosa di già visto o di fare qualcosa che qualcuno ha già pensato.
Di seguito immagini relative a
Le monde (img1,4), hemisphere ,la rivista di bordo della united airlines (img 2), wired (img 3),  immagine coordinata di labexp, spin off della facoltà di economia dell’ università di parma (img 5-6), Pony Bar (img 8,9,10,11), formulabruta (img 12), kernel festival (img 13), NYTtwitter (img 14). L’immagine n15 è un’infografica che rappresenta la company profile di S2e, una società che si occupa di consulenza informatica: è stata fatta seguendo le linee guida dell’immagine coordinata che La Tigre sta ristudiando per loro. 
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4 commenti on “La Tigre!!!”

  1. Andrea Laureti ha detto:

    Un punto di riferimento per me! Insieme a Goran e Antoniazzi e pochi altri (Italia) e Always with honor (estero)

  2. When someone writes an piece of writing he/she retains the image of a user in his/her mind that how a user can know it.
    Thus that’s why this paragraph is outstdanding. Thanks!

  3. Ah Please, grey hair jamie lee curtis Ana, he urges me.

  4. Eileen ha detto:

    I don’t even know how I ended up here, but I thought this post was great. I don’t know who you
    are but certainly you’re going to a famous blogger if you aren’t already 😉
    Cheers!


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