Telereggio

New identity for Telereggio, leader tv in Emilia Romagna.schermata-2016-12-20-alle-16-36-09 schermata-2016-12-20-alle-16-36-52schermata-2016-12-20-alle-16-37-04 schermata-2016-12-20-alle-16-37-19 schermata-2016-12-20-alle-16-37-50


Happy Xmas

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Città di Prato by designconsultancy

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Winner of a public competition, this Brand will rapresent the community of Prato in the new millenium.

The coloured stripes comes out from the traditional work of Prato people (stracciaroli), capable to recycle every single stripe of cotton and the new mixture in the urban and industrial landascape made out of small and medium chinese entrapreuners, african migrants and Italians.

The Logotype comes out from an architectural approach at the medio evo plan of the city.


Eventually

i spoke about a lot of people in this blog but never about me, cause i am a one man band and i spend most of my time working or travelling.

i never have the time to restyle my website or stuff like that, so i did designconsultancy on wordpress and i started to publish something.

hope you enjoy

 

leave a feedback, stay alive


4uguri

DC_2014


Frush

Le Frush sono due: Giuditta e Claudia. Una milanese, una romana, si sono incontrate a metà strada, a Firenze nel gennaio 2009. Il nome ha una natura bilingue italiana-inglese: è un’onomatopea inventata che richiama il fruscío della carta e un termine gergale inglese che significa “rompere in mille pezzi”. Queste due accezioni ben rappresentano la filosofia dello studio: dalla carta, elemento che rappresenta la tradizione e punto da cui scaturisce ogni progetto, alla rottura degli schemi precostituiti del progettare, arrivando alla sostenibilità nel design.

Come nasce la vostra imprescindibile attenzione verso la sostenibilità del design?

Il punto nodale per noi è stato l’incontro con Sophie Thomas dello studio londinese Thomas.Matthews. Dopo aver letto un’illuminante intervista e aver assistito al suo  intervento “Designing towards elegant frugality” durante la Conferenza Internazionale Multiverso (Torino 2008 World Design Capital), abbiamo sentito il desiderio di fondare uno studio di comunicazione improntato alla sostenibilità, approccio che per noi costituisce l’anello di congiunzione tra la dimensione privata e quella professionale. La sostenibilità in primis è uno stile di vita e non può prescindere dall’adozione di comportamenti quotidiani. Nel nostro lavoro e più che mai in Italia, la sfida è far comprendere ai clienti l’impatto ambientale legato all’attività del comunicare. Nonostante l’attenzione e la sensibilità crescente verso queste tematiche, per molti rimane un concetto sfuggente o ritenuto marginale. Se si esamina, ad esempio, il settore della stampa si intuisce come l’impiego di risorse, di energia e gli sprechi connessi siano assai elevati.

Solitamente il progettista è tra il cliente e lo stampatore, cioè tra incudine e martello…

Il designer è l’interfaccia tra cliente, fornitore e utente. Si trova quindi in una posizione di forte responsabilità: tramite le scelte che compie ha la possibilità di sensibilizzare le persone con cui entra in contatto e, attraverso i propri progetti, di influenzare e modificare la realtà che lo circonda. Mettere in atto una comunicazione pensata e veicolata in modo sostenibile richiede maggiore sforzo in fase di ideazione e di ricerca, ma non incide negativamente sui costi. A nostro giudizio è importante coinvolgere attivamente clienti e fornitori durante la progettazione. Questa attività porta spesso a soluzioni che si possono discostare sensibilmente dalle esigenze manifestate in prima istanza. Cerchiamo di sfruttare ciascun strumento comunicativo per la peculiarità che offre. Concretamente tendiamo ad “asciugare il segno”, all’essenzialità, all’ironia e alla sobrietà, a contaminare le tecniche, lavorando su elementi adattabili, multifunzionali e durevoli.

Parliamo del  diario delle celebrazioni dei 150 del comune di Firenze.

Si tratta di una pubblicazione che documenta le celebrazioni per il 150° Anniversario dell’unità d’Italia nel Comune di Firenze. Essere chiamati a lavorare per ente pubblico è allo stesso tempo gratificante, interessante e faticoso. I vincoli principali sono stati l’eterogenità del materiale fotografico fornito e dai limiti del budget di stampa. La nostra proposta è stata quella di creare un libretto tascabile, scegliendo un formato che ottimizzasse l’uso del foglio macchina riducendo al massimo gli sfridi di carta. Inoltre abbiamo optato per l’uso di due colori, giocando tutto su tipografia e contrasto cromatico. La carta è certificata FSC (ovvero proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile).

Voi fate un vanto (e a ragione) di impiegare materiali ecosostenibili. Cosa pensate dell’educazione dei giovani progettisti in merito? 

Entrambe affianchiamo alla professione l’insegnamento. Siamo docenti del Corso di Comunicazione visiva e grafica presso la Scuola Internazionale di Comics, Accademia delle Arti figurative e digitali. Il confronto con le nuove generazioni è un aspetto molto stimolante, che sprona verso l’aggiornamento continuo. Attraverso l’insegnamento cerchiamo di trasmettere i valori e la filosofia alla quali ci ispiriamo. Ci piacerebbe in futuro attivare un corso o un seminario specifico sul life cyle design nel quale insegnare a valutare già in fase di concept l’intero ciclo di vita di un progetto e che abbia per obiettivi: la qualità, la durevolezza, il riciclo e (non ultimo) il riuso!

La formazione in Italia è…?

Di certo gli aspetti tecnici durante il corso degli studi vengono appena introdotti e molto spesso si approfondiscono solo una volta entrati nel mondo del lavoro: visitare cartiere, tipografie e legatorie sarebbe ad esempio una pratica auspicabile che renderebbe gli studenti consapevoli dei mezzi con cui si opera, delle problematiche connesse agli aspetti  realizzativi e ai materiali che sono, a nostro avviso, di primaria importanza. Noi da non molto ci siamo accostate al mondo della tipografia artigianale. È un ambito che troviamo estremamente affascinante. Alfabeti di legno e metallo, torchi, tirabozze, carte a base di cotone, inchiostri, processi di stampa che ormai il mercato considera obsoleti danno possibilità espressive uniche che il computer non è in grado offrire.

 


Leftloft

Leftloft è uno studio di progettazione grafica e art direction aperto a Milano dal 1997. Come è strutturato?

La vita dello studio è fatta di confronto informale continuo, parole dietro agli schermi o davanti alle stampate, poi ovviamente ognuno ha il suo ruolo. Di base i progetti sono seguiti direttamente dai soci con squadre costruite per il progetto sulla base di competenze e disponibilità, con un mutuo soccorso quando serve.

Parliamo della campagna “Inquino meno vivo meglio” per la Provincia di Milano

La campagna  nasce per comunicare ai cittadini le buone abitudini che contribuiscono alla salvaguardia dell’ambiente. Abbiamo scelto di utilizzare un linguaggio estremamente semplice, lineare, quasi iconico, capace di comunicare in maniera trasversale agli adulti come ai bambini. La città, la casa, il mondo sono rappresentati con illustrazioni pia!e e lineari quasi senza sfumature di colore, ma che sostengono visualmente il messaggio chiaro e preciso. I colori selezionati sono sgargianti, allegri positivi, quelli della Milano in cui vorremmo vivere. Il testimonial della campagna è un personaggio che abbiamo ideato per fare da guida ai cittadini. È un bambino milanese, porta gli occhiali, ha i capelli spettinati e indossa un loden. E’ un monello saputello e in un mondo più grande di lui, insegna agli adulti cosa fare per migliorare il suo futuro e quello di tutti i cittadini. La campagna è caratterizzata dall’assenza di uno slogan vero e proprio, ma da inviti diretti a compiere le buone pratiche. Lo slogan “inquino meno vivo meglio”, ricorda a tutti che modificando di poco le nostre abitudini contribuiamo a creare una ci!à più pulita ed accogliente migliorando la qualità della vita di tutti. Abbiamo cercato di creare una campagna che fosse a sua volta poco inquinante dal punto di vista visivo e che affissa sui muri della città contribuisse a colorarla e in qualche modo ad abbellirla.

Cosa pensate della situazione contemporanea in Italia?

In generale le crisi sono sempre un’occasione di ripensamento e di opportunità, anche questa crisi all’inizio sembrava essere portatrice di molte idee nuove; ma purtroppo intorno a noi non vediamo molti ripensamenti rispetto al modello di sviluppo, solo vecchie rice”e che vengono riproposte sperando che la crisi passi, senza ridiscutere a fondo il motivi per i quali siamo arrivati fin qui. Di conseguenza oggi i sogge”i deboli sono più stressati e spremuti di prima, e anche i grafici ovviamente fanno parte di questa categoria: lavoro ce n’è molto, ma di base pagato poco e dopo tanto tempo e questo non aiuta certo la qualità e la ricerca. D’altro canto le scarse possibilità di stare nel giro con qualche speranza di carriera spingono molti a liberarsi da questi vincoli e a fare cose interessanti ai margini come ad esempio dimostra il fiorire di tutte le autoproduzioni.

Mi sembra che nonostante la crisi ci sia un rifiorire del disegno del carattere in Italia.

Ovviamente si tratta di una pratica di nicchia, di qualche decina di persone, però è una pratica di cui noi italiani siamo custodi da centinaia di anni e che si era persa. Ora però si vede una rapida rinascita, sicuramente la semplificazione tecnologica del processo ha permesso di avvicinarsi a quest’arte a molti, aiutati anche da una crescente offerta formativa ad esempio dal Politecnico e dalla Bauer a Milano o dall’Isia di Urbino. Ora di questa eccezionale capacità dovrebbe accorgersi anche il mercato, sia dei grafici, che troppo spesso non comprano le licenze, che di imprese e istituzioni che in Italia commissionano pochissimi font.

Ora ci sono le 3 domande che da un po di tempo sottoponiamo a tutti: cosa pensate dell’intervento di Vignelli per l’identità di Salerno? del marchio di Inarea per il ministero dell’interno? del marchio per la pubblica amministrazione?

Pensiamo che il design rappresenti nel profondo chi lo commissiona e lo approva, e quindi questi marchi rappresentano ciò che le amministrazioni vogliono come loro immagine, come ad esempio la Cappella Sistina rappresentava il papato o le piramidi i faraoni. Quindi è nel pieno diritto di chi viene eletto o ha responsabilità decisionali chiamare chi vuole e proporre chi vuole. Spesso le scelte dei governanti come in questi casi, non sono apprezzate dai colleghi e questo è segno di una profonda distanza culturale tra la grafica e le istituzioni. E’ un peccato certamente perché esiste un gruppo di professionisti desiderosi di fare il meglio per il proprio Paese e che immagina una comunicazione pubblica di livello, ma sono rare le amministrazioni che capiscono e sanno comprare grafica, e che vogliano farsi aiutare da persone competenti.